Archivi categoria: Vivere est cogitare – “Estratti” da Riccardo Cerulli

La nostra specie ha fatto dell’apprendimento la propria specialità. Nel nostro cervello, miliardi di parametri sono liberi di adattarsi all’ambiente circostante, alla nostra lingua, alla nostra cultura, ai nostri genitori, al nostro cibo… Questi parametri sono scelti con cura: nel nostro cervello, l’evoluzione ha definito, con precisione, quali circuiti sono precablati e quali sono modificabili dall’ambiente. Per la nostra specie, il ruolo giocato dall’apprendimento è particolarmente ampio, dato che la nostra infanzia si prolunga per molti anni. Grazie al linguaggio e alla matematica, lo spazio delle nostre ipotesi si moltiplica in modo potenzialmente infinito – anche se poggia comunque su fondamenta fisse e invariabili, ereditate dalla nostra evoluzione.

La dimensione digitale ha introdotto e consolidato tecniche e azioni che in tempi impalpabili raggiungono ogni latitudine; le professioni emergenti risultano sempre meno localizzate e la necessità di interagire con il mondo ha reso evanescenti i fusi orari. Questa apparente scomparsa delle gabbie ha però generato una reazione morbida, in base alla quale metabolismi meditati e prossimità di relazione sembrano occupare spazi sempre più diffusi. Se la condivisione risulta prevalente nella lettura del paradigma emergente, è proprio nel superamento delle griglie da manuale che si aprono aree di creazione e di produzione: l’economia arancione, fondata sui processi creativi, stimola nuove professioni e propone una scala di valori che alla dimensione sostituisce l’esperienza, come nei cortili artigiani segnati da relazioni orizzontali e verticali. Sul fronte del lavoro è ormai chiaro che nessun automa, drone o robot potrà sostituire il lavoro creativo. Conoscenza e creatività, content design e in generale la costruzione…

Leggi tutto

Per quanto sia stato coniato solo recentemente, il termine “Soft Power” descrive in realtà un fenomeno antichissimo: il fascino che la cultura e le istituzioni di alcuni stati esercitano sugli altri e la loro capacità di utilizzarlo per raggiungere i propri scopi sulla scena internazionale, siano essi di natura politica, economica o di altro genere. Se vogliamo risalire alle radici del Soft Power italiano, non possiamo limitarci a passare in rassegna le diverse burocrazie che formano, oggi, l’apparato della diplomazia culturale del nostro paese. Dobbiamo, al contrario, tornare indietro di qualche secolo. Il grande storico francese Fernand Braudel ha descritto in un libro magnifico, «il modello italiano», il nostro Grand Siècle, il periodo tra il 1550 ed il 1650 in cui la cultura italiana si irradia in Europa come mai prima di allora. Il paradosso di quella fase è che arriva dopo i secoli del nostro dominio sui mercati e…

Leggi tutto

3/3